Transition Town. Pillole di transizione a Biella -ANAM

Transition Town. Pillole di transizione a Biella -ANAM

Transition Town. Pillole di transizione a Biella -ANAM

Da: VIVERE SOSTENIBILE ALTO PIEMONTE
-RIVISTA CONSAPEVOLE-
tempo di lettura 4 min


Quando mi chiedono “che cos’è il movimento delle Transition Town” rispondo “che è una fucina di idee, un luogo immaginario e reale allo stesso tempo, dove chiunque può prendere e dare qualcosa: un progetto, un idea, un sorriso, ma soprattutto creare relazioni consapevoli.

In quasi quattro anni il biellese in transizione (BIT) ha lavorato, e non ha smesso di creare connessioni sul territorio. Il biellese in transizione nasce nel corso del 2012, a seguito di una conferenza tenutasi sulle Transition Towns. Il terreno probabilmente era fertile, e le persone pronte a cogliere nuovi stimoli e strumenti, per lavorare a beneficio del territorio e per il cambiamento. La prima fase fu prettamente di conoscenza vera e propria, osservando ciò che già c’era di presente sul territorio.
In seguito, un’aggregazione libera ed informale di persone si coagulò in diversi progetti: medicina alternative, erbe officinali, turismo responsabile, orti condivisi (come l’Ortoscec - un po’ orto ed un po’ SCEC) ed ecovillaggi - per citare alcuni dei gruppi di progetto iniziali. Il valore del biellese in transizione fu quello di mettere in contatto persone, che in gran parte già operavano come agenti del cambiamento, oppure portavano in sé questo seme.
La nascita dei primi progetti trasversali, come la Valle Cervo in Transizione e la Valle Elvo in Transizione, e lavori più profondi ed interiori come “Il lavoro che riconnette” di Joanna Macy, e la “Comunicazione Nonviolenta” di Marshall Rosenberg manifestavano che qualcosa di forte si stava muovendo.
Enrico de Luca – attivo sul territorio fin da subito - scrive nell’aprile del 2013 sul blog del biellese in transizione “è passato quasi un anno dal primo incontro sulla transizione, provo a guardarmi indietro e vedo un infinito reticolo di piccoli ruscelli che hanno generato relazioni, sorrisi, sguardi, iniziative, volontà. Questa è la magia di una comunità che ha voglia di mettersi in cammino ” A distanza di pochi mesi, nell’agosto del 2013, l’occasione di un confestival (mix tra conferenza e festival) permise alle persone di celebrare quanto fatto, in modo del tutto co-creativo, partecip-attivo e secondo un modello “caordico”(caos + ordine). Il confestival ebbe un grande successo, - non solo mani, ma tanti cuori - era la giusta energia capace di innescare nuove dinamiche nel “gruppo madre”. Tutto ha senso: era finito il tempo delle mele, ed il “gruppo madre” si trovava in una nuova fase di transizione. Ma è da questa fase che si sono aperte nuove vie e fasi di massima energia.
La cosa più impegnativa – dice Emilie - è stata continuare ad avere un focus strategico ed inclusivo e spendersi comunque operativamente su progetti concreti, ma c’è sempre stato un gruppo di persone che in particolare ha continuato a creare spazi d’incontro per mantenere le occasioni di connessione e di collaborazione. Nel marzo 2014 un sottogruppo iniziò a lavorare sul progetto di ri-economy. La prima fase del progetto ri-economy fu una serie di world café tematici, con l’intervento di relatori come Giovanni Maccioni (autore del libro “Dal denaro al donare: verso un’economia della fiducia”), Francesco Bernabei,(esperto di monete complementari), Cristiano Bottone (co-fondatore di Transition Italia), Sara Boschi (MAG — Mutua Auto Gestione ) e Maurizio Pallante (eretico e fondatore del Movimento per la Decrescita Felice).
Mentre, la seconda fase fu, ed è, la mappatura di tutte le realtà, che sono in un’ottica di cambiamento, per concepire e creare un nuovo modo di intendere l’economia sul territorio. L’azione più visibile - di questo progetto - è tuttora la mappatura degli “agenti di cambiamento” (persone singole, associazioni, aziende, ecc.) sotto il nome “Biellese che Cambia”, in partnership con “Italia che Cambia”. Il raccolto ottenuto dal progetto è testimoniato dalle circa 60 persone, gruppi, associazioni, aziende che compaiono con le loro storie sulla mappa dell’“Italia che Cambia”. Ma dalla nostra lista, ce ne sono almeno altrettante da mapapre.
Il gruppo biellese in transizione oggi si concepisce come un “progetto a sostegno di progetti”, e annovera ormai una comprovata competenze di facilitazione e cura del percorso, in gran parte dei componenti più attivi. E’ molto importante avere “cura del percorso”, del “come” si fanno le cose. Migliorare il percorso significa acquisire nuovi strumenti, attraverso un atteggiamento inclusivo e cooperativo, facendo un massimo uso della creatività senza dimenticarsi di celebrare. Infatti, sono sempre di più le occasioni accolte e create con altri gruppi, attivi ed entità, sul territorio. Un cambiamento vero e duraturo può però essere prodotto, solo se cambia la coscienza e la consapevolezza del singolo, a livello collettivo e sulla base del sistema di valori ivi connesso. Pertanto non mancano attenzioni sulla transizione interiore che comprendono azioni sulla comunicazione empatica, la dinamica dei gruppi e l’ecologia profonda. Molte delle persone coinvolte hanno sperimentato anche una crescita a livello personale, e si sta continuando a lavorare per raggiungere una maggiore profondità di consapevolezza. Anche per il prossimo futuro, l’obiettivo rimane quello di realizzare piccoli e grandi progetti, che possano aumentare la resilienza del territorio, di fronte ai cambiamenti sistemici in atto e supportare le persone in questo. Un particolare desiderio è quello di includere sempre di più persone giovani, per creare quella spinta esplosiva fatta da energia giovanile, coniugata con la saggezza delle persone con maggiore esperienza.

Articolo Segnalato da : Vivere Sostenibile Alto Piemonte.
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